Donazione di organi

Come funziona la donazione di organi dopo la morte

Il tema della donazione degli organi è estremamente complesso e ricco di sfaccettature etiche, religiose e legali. Cerchiamo tuttavia di fare un po’ di chiarezza, riassumendo sinteticamente tutto ciò che dovete iniziare a sapere sulla donazione di organi, al fine di assumere per tempo una decisione più consapevole.

 

Perché donare i propri organi

Donare i propri organi significa permettere a persone in attesa di trapianto di poter soddisfare le proprie esigenze e, in molti casi, salvare la vita di pazienti affetti da patologie invalidanti. Significa pertanto compiere un gesto di grande attenzione nei confronti degli altri, e sul quale è opportuno che tutti compiano una riflessione attenta e personale.

Per quanto intuibile, la donazione non è “diretta”: non è dunque possibile scegliere a chi donare un organo, con la conseguenza che sarà il Servizio Sanitario Nazionale a gestire le procedure, sulla base dei pazienti in lista d’attesa e sulla base della compatibilità clinica e immunologica del donatore.

 

Che cosa è possibile donare

Anche se si parla di donazione di organi, in realtà ad essere donati dopo la morte sono anche i tessuti. In particolar modo, è possibile donare organi come organi come cuore, reni, fegato, polmoni, pancreas e intestino, e tessuti come pelle, ossa, tendini, cartilagine, cornee, valvole cardiache e vasi sanguigni.

 

Come si diventa donatori

La legge 91/1999 disciplina la possibilità di divenire donatori prevedendo – peraltro – il principio del silenzio – assenso, in base al quale a ogni cittadino maggiorenne verrà richiesto di dichiarare la propria volontà sulla donazione di organi e tessuti, dopo esser stato informato che la mancata dichiarazione di volontà viene considerata quale assenso alla donazione. Il principio del silenzio – assenso non è tuttavia ancora in vigore e, in questa fase transitoria, la manifestazione della volontà è ancora legata al principio del consenso o del dissenso esplicito.

Pertanto, tutti i cittadini hanno la possibilità (ma non l’obbligo) di esprimere la propria volontà sulla donazione degli organi, attraverso:

  1. Una dichiarazione scritta che contenga istruzioni in merito, con nome, cognome, data di nascita, dichiarazione di volontà (positiva o negativa), numero di un documento di identità, data e firma di sottoscrizione.
  2. La registrazione della propria volontà presso la ASL di riferimento o il medico di famiglia.
  3. La compilazione del tesserino blu ministeriale, da conservare insieme ai propri documenti personali.
  4. L’atto olografo.

 

Quando scatta la donazione degli organi e dei tessuti

Considerando che spesso la tempestività è l’elemento più importante per poter permettere una corretta fruizione di organi e tessuti, diventa molto importante agire celermente dopo la morte. Ma cosa significa “morire”?

Per la legge che disciplina la donazione degli organi, la morte è intesa come la cessazione irreversibile di tutte le funzioni dell’encefalo, ovvero del cervello. A sua volta, per poter accertare la cessazione delle funzioni dell’encefalo, si procede attraverso un elettrocardiogramma per 20 minuti, considerando che se il cuore è rimasto fermo per tutto questo tempo, si ha la certa deduzione che il cervello è “morto” per mancanza di flusso sanguigno e, dunque, di ossigeno. Il criterio neurologico (e dunque non di derivazione cardiaca) prevede invece che tre medici specialisti (un rianimatore, un neurofisiologo e un medico legale), nominati dalla Direzione Sanitaria, accertano direttamente con esami e strumenti la morte dell’encefalo mediante esami effettuati almeno tre volte e per almeno sei ore.

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